Il vissuto e la balena

Il vissuto e la balena

Brhan Tesfay

Prezzo € 14,5

Offerta web € 12,9

  • Supporto libro cartaceo
  • Pagine 110
  • Anno 2016
  • ISBN 978-88-99055-04-2
  • Collana LEM
  • Genere Narrativa

Formati disponibili

Tipo supporto Prezzo Anno di edizione ISBN
libro cartaceo € 14,5 2016 978-88-99055-04-2

Nota di Paolo Crepet


Il racconto di Brhan Tesfay – Il vissuto e la balena – si legge in vari modi e a vari livelli, come uno spartito, e se sei un direttore di orchestra, il tuo ascolto sarà diverso da quello di un profano. In questo libro ognuno può trovare la propria bozza di nota, e con un po’ di fortuna anche il proprio spartito da interpretare, per rinnovare il proprio canto, racconto.
Parto dall’affermazione il nostro sguardo non è un muscolo involontario: è vero, in più è anche strabico, perché lo sguardo vero è bidirezionale, verso l’anima e verso l’altro da te; quanto più uno sguardo è strabico, tanto più è saggio, tanto più amplia il proprio orizzonte. Riprendo un altro passaggio - l’essenza è nella relazione –, giacché per noi esseri umani prima del mondo viene la parola, ossia la descrizione (la balena) del mondo è lo specchio del nostro mondo, e ciò che non è contemplato nello specchio non esiste, in altre parole ciò che è senza nome in qualche misura non esiste. In questo senso l’essenza è nella relazione che noi abbiamo con noi stessi e con gli altri attraverso la parola, il racconto. Ne segue che se noi non abbiamo un racconto per il nostro mondo interiore, non possiamo essere o costruire alcuna relazione, ma saremmo transito di cibo con il ballo delle pecore. Costruire il racconto del proprio mondo significa ballare con la propria vita al ritmo della propria morte, per svelare quello che è essenziale per la propria vita, significa essere curioso, dialogare con la noia, con la solitudine, con l’assoluto, con il dolore, con la gioia, con l’abbandono, con l’ambizione, con l’altro da sé, con un progetto da realizzare, e con i sogni anche se un sogno finisce sempre per creare il proprio inferno, appunto con il proprio inferno. Senza un proprio racconto in continua evoluzione non ti puoi appassionare, innamorare di niente, ma puoi consumare di tutto, perché l’obesità dell’anima è premiata, o per lo meno è invisibile a occhio nudo.
Il protagonista Wer Togo, partendo dall’ossessione del padre – Il vissuto si può raccontare ma non si può condividere – ripercorre la sua infanzia soffermandosi sul processo d’apprendimento e sulla formazione del proprio vissuto. L’eredità che riceverà dal padre lo porterà a perdere il suo ruolo di insegnante. Poi Wer incontra Goto (lascio a te scoprire la relazione tra i due) a una fermata, e per tutta la trama attendono l’arrivo dell’autobus; non si può fare a meno di pensare ad Aspettando Godot, ma percorrendo il libro ci si chiede se possiamo accettare l’idea di non avere accesso diretto alle gioie o ai dolori delle persone a noi care, e c’è un tentativo di svincolarsi da quello che si potrebbe definire “causa-effetto” e non può sfuggire il tentativo di dare un significato, se non nuovo, diverso al termine “profeta” e così via.
Se accetti, ecco il mio invito a leggere questo libro, con l’augurio che tu possa destrutturare il racconto del tuo mondo con coraggio, fantasia. Avere uno sguardo strabico è un buon punto di partenza verso il nostro viaggio nel mondo.

...

Brhan Tesfay

Brhan Tesfay, (Zaghir, 1969). Dichiara - Leggo racconti che vorrei scrivere e scrivo racconti che vorrei leggere. Ha pubblicato i romanzi, Specchi sbagliati (Ed.SUI, 2013); La signora Monologa (1998),...