Antonio Bresciani

Antonio Bresciani, forse il più detestato autore della nostra storia letteraria (Gramsci battezza col nome infamante di «nipotini di padre Bresciani» un folto gruppo di scrittori reazionari), nasce il 24 luglio 1798 ad Ala, nel Trentino. Prende gli ordini nel 1815 e nel 1827 si fa gesuita, con la missione di educare i giovani nelle sane idee reazionarie. Dirige i collegi dei gesuiti di Torino, Genova e Modena. Nel 1840 si trasferisce a Torino, come Padre Provinciale della Compagnia del Regno di Sardegna e nel 1846 viene nominato da Pio IX Rettore del Collegio di Propaganda Fide. I mesi dal novembre del ’48 al luglio del ’49 sono i più terribili della sua vita: i gesuiti, durante la Repubblica Romana, sono perseguitati e lui vive travestito presso la famiglia Serafini, mentre il papa si rifugia a Gaeta. Tornato il papa, è incaricato di scrivere nella rivista dei gesuiti «Civiltà Cattolica» romanzi d’appendice, tra i quali notevole fortuna ebbe la trilogia L’ebreo di Verona (1850-’51), Della Repubblica Romana (1851-‘52); Lionello o delle società segrete (1852). Scrive molti altri romanzi, fino all’anno della sua morte, nel 1862. È subito celebrato dalla Compagnia di Gesù che pubblica dopo la morte la sua opera completa, in ben 18 volumi.

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